Il Barocco

L’opera del Marino esprime pienamente la mentalità barocca: fine della poesia e dell’arte in generale è quello di creare una cultura spettacolare. Meraviglia,
novità, culto per l’immagine sono alcuni concetti chiave che connotano il periodo e la produzione di Marino.
Vi sembra che la cultura dello spettacolo possa essere una caratteristica anche della nostra società? In quali ambiti essa si esprime? Quali sono a vostro avviso le affinità tra l’età barocca e quella contemporanea? E le differenze?
Nel Seicento l’arte rinascimentale entra in crisi a causa delle discussioni della fine del Cinquecento sui generi letterari e sulla natura intrinseca della poesia.
Dal 1610 al 1690, per quasi tutto il secolo quindi, lo stile dominante è il Barocco, caratterizzato da una indubitabile tendenza alla grandiosità ed al virtuosismo delle forme, mediante la produzione di effetti che potremmo definire sorprendenti.
Ci sono due ipotesi riguardo all’etimologia del termine barocco.
Secondo la prima la parola deriverebbe dal termine portoghese “barocco” che
significa “perla dalla forma irregolare, strana, anomala”, richiamando così l’idea di uno stile irregolare, poco armonico, tendente all’eccesso.
La seconda ipotesi invece rimanda ad un termine del latino medioevale presente della filosofia scolastica, “baroco”, che indica un sillogismo complesso e cavilloso. In questa accezione abbiamo l’idea è la suggestione che il barocco sia un’arma per dipanare le matasse di una realtà, per così dire, labirintica, per riuscire a capire meglio ed in profondità il meccanismo che muove il cosmo.
La visione barocca del mondo in campo letterario si manifesta come una sorta di estetica anticlassicistica ed in una poetica di metafore.
In Italia, come in Spagna, prevale una netta tendenza verso il rinnovamento.
Il Seicento appare, ai nostri occhi, un secolo più libero, più volto verso le
trasformazioni e le innovazioni. Le due parole chiavi del Barocco sono “acutezza” ed “ingegno”; dove per acutezza si intende la continua ricerca di rapporti inaspettati e sottili, l’accostamento di realtà non sempre in armonia tra di loro, l’utilizzo continuo di esagerazioni, enigmi e paradossi, e dove per ingegno si intende un’intelligenza pronta, provocatoria e capace di creare concetti inaspettati ed inusuali.
In questo contesto si inserisce l’opera del più importante poeta della lirica barocca italiana: Giambattista Marino.
Le sue opere ebbero grande successo tra i contemporanei e fu imitato da molti poeti.
Lo scopo della sua lirica è definito da Marino stesso come una ricerca continua ed incessante di meraviglia e stupore. Questo è il vero fine che deve perseguire il poeta: destare meraviglia nel lettore, utilizzando con superba maestria tutti gli artifici retorici di cui dispone (analogie, antitesi, bisticci e soprattutto metafore).
I temi prediletti dalla sua lirica, e da quella barocca in generale, sono l’amore, con insistenza sulla sensualità fisica femminile, la riflessione sulla fugacità del tempo e conseguentemente sulla morte, e la rappresentazione fantastica della natura.
La lirica di Marino ricerca motivi ed immagini inusuali. Le immagini della tradizione vengono completamente reinventate ed arricchite di elementi sorprendenti e sempre nuovi.
Si tratta di una rottura con il passato, in un momento di crisi esistenziale del singolo individuo e della società intera, di caduta di tutte le certezze fino a quel momento perseguite; crisi dovuta al cambiamento della posizione dell’uomo nel mondo, non più al centro dell’universo, a causa delle scoperte scientifiche di Galileo,Newton e Keplero.
Se è vero che i canoni estetici e di pensiero sono ciclici, allora possiamo
tranquillamente dire che la nostra epoca è senza ombra di dubbio barocca.
Internet è barocco, con le sue centinaia e migliaia di pagine e di link che si
aggrovigliano in una foresta intricata di informazioni.
Saltiamo da un sito ad un altro, navighiamo incessantemente verso un sapere che inrealtà è pura e semplice illusione, rimanendo ancorati alla sua ricerca.
L’ attualità può essere paragonata ad una natura morta che ogni giorno viene
ricomposta in modo diverso.
Al posto di fiori e frutta abbiamo notizie che durano il tempo di un battito di ali di farfalla.
Sul tablet, sul computer e sul cellulare abbiamo uno schermo pieno di icone, un
quadro che colpisce la nostra vista, come le opere d’arte barocche. E se ne manca una ce ne accorgiamo subito e ne sentiamo la mancanza.
Tutto il nostro mondo è una sorta di opera barocca.
Il culto per l’immagine, per l’effimero, il voler stupire ad ogni costo, il desiderio di suscitare meraviglia, sono caratteristiche comuni alla nostra epoca come a quella barocca. Basti pensare a tutti i social media a cui siamo iscritti e di cui ci serviamo quotidianamente.
Nel nostro universo, ormai globalizzato e multietnico, la libertà è l’ideale ultimo ed imprescindibile.
Ma lo smarrimento che proviamo di fronte alle notizie ed alle sollecitazioni che ci bersagliano costantemente è grande, infinito, soverchiante.
Nulla e’ definito, tutto è in divenire, una nuova e misteriosa epoca ci avvolge e ci sovrasta così come accadde nel Seicento barocco agli uomini, ai poeti, agli artisti, ai letterati ed all’intero genere umano, dopo le rassicuranti certezze rinascimentali.
Ma in quell’epoca si affacciava all’orizzonte anche la soluzione all’incertezza ed allo smarrimento secolare, una sorta di reazione alla crisi dell’uomo e della sua identità: il neoclassicismo.
Ai nostri giorni invece regna l’incertezza e lo smarrimento più totali.
Ma se è vero, come abbiamo appena detto, che l’ intera esistenza umana è ciclica e che tutto ciclicamente ritorna, incessantemente, allora possiamo aspettarci un nuovo neoclassicismo, un ritorno ad una sorta di età dell’oro in cui l’uomo riacquisti le sue certezze e sicurezze.

Cristina Lanza 4 LL

La difficile condizione degli adolescenti nella società di oggi

Noi ragazzi del XXI secolo viviamo in una società che non ci accetta, o almeno dice di farlo, ma poi ci sentiamo giudicati da tutto e tutti, anche dalle persone più care a noi.

Come adolescente che vive in questa società credo fermamente che crescere così ci rovini, specialmente nella fascia di età tra i 12 e i 20 anni.

Ci sentiamo giudicati, osservati da un occhio malizioso che ci vuol far sentire inferiori a tutto.

Parlo da ragazza, ciò che sono. Sinceramente penso che il genere femminile sia quello più criticato, giudicato. Credo che se dovessimo fare un sondaggio su quali qualità dovrebbe avere la ragazza perfetta la risposta di quasi tutti sarebbe: bionda occhi azzurri e magrissima. Ma questo perché?

Se la società ci ha abituati a pensare che una Barbie oggettivamente è perfetta, allora perché una ragazza non deve emularla?

Questo pensiero ci rovina, ogni giorno di più.

Se invece chiedessimo a una ragazza se le piace il suo fisico o lei come persona, il 90% di loro (me compresa) ci risponderebbe che il suo fisico non le piace, ma che magari il carattere le piace. Ma a chi davvero fa più impressione il carattere dell’estetica? Se mi mettessero davanti un ragazzo oggettivamente bello e antipatico e uno oggettivamente brutto ma simpatico, a primo impatto parlerei con quello bello, poi magari mi renderei anche conto che è antipatico, questo dimostra quanto la società ha influito su di noi, sul nostro modo di pensare e di scegliere.

Quando vediamo una persona “famosa” che ci piace, tendiamo a emularla, copiarla nel suo modo di fare e vestire, specialmente nel vestire. Tendiamo a vestirci come loro per sentirci come loro, ma anche se sappiamo che questo non accadrà, in qualche modo l’emulazione ci fa stare meglio con noi stessi.

Ci affidiamo all’omologazione per nascondere paure, insicurezze, disagi che abbiamo.

Perché sono convinta che noi nasciamo con l’autostima, ma è un sentimento che reprimiamo subito, perché solo una persona davvero forte ha autostima. Ma chi davvero ha autostima?

Certo molte persone dicono di averla ma credo che solo l’un per cento di loro ce l’abbia per davvero.

L’autostima credo sia la qualità più rara da trovare in una persona, quasi nessuno ne ha.

In fondo come si può avere autostima in una società che non ti accetta? Che ti fa cambiare perché quello che sei o quello che vuoi non va bene.

E allora qui mi sorge un dubbio: sono io che non vado bene o è la società? Ovviamente la risposta giusta sarebbe la società, ma è più facile cambiare me stessa o la società?

Certo me stessa, ed è questo che non va bene, perché io posso cambiare entro un certo limite poi ci sono gli estremi, che non vanno bene, che implicano il dolore fisico, e questo ci fa riflettere.

Quindi in conclusione credo che, pur vivendo in questa società che ci vuole a tutti costi cambiare, siamo dei ragazzi forti per la maggioranza. Certo, sopprimiamo le nostre emozioni per sembrare perfetti a gli occhi di altri anche se magari stiamo morendo dentro e in questo dobbiamo cambiare.

Olivia Zanfagna 4LL

Che cos’è il nuoto?

Nuoto: una parola, 1000 significati.

Non è un semplice sport e neanche solo una passione: è la mia vita.

Anni e anni passati a fare avanti e indietro per la vasca, fissando una linea nera sul fondo.

Quella dimensione blu, chiamata piscina, ormai diventata casa.

Anni e anni di sacrifici, pianti e fatiche solo per migliorare i tempi di un secondo, un decimo, un centesimo che vale più di quanto si possa immaginare.

Quella piscina nella quale hai pianto ma anche gioito è la stessa in cui un giorno pensi di mollare tutto e il giorno seguente pensi che la tua vita sia bellissima, che non potresti vivere senza l’acqua con il cloro che ti avvolge in un mare di emozioni.

Quante volte avresti voluto uscire dalla vasca, andartene e smettere di nuotare ma non l’hai fatto perché uno sport come il nuoto ti da soddisfazioni ed emozioni che non trovi da nessuna parte.

Quante volte hai dovuto rinunciare ad una festa o ad un’uscita con gli amici a causa degli allenamenti, ma ne vale veramente la pena. Niente di più soddisfacente di una gara perfetta, di un tempo migliorato, della fatica che si trasforma in vittoria.

Quante volte hai fatto dei sacrifici per raggiungere il tuo obbiettivo.

Quante volte la gente e i non nuotatori ti chiedono se non mi annoio ad andare avanti e indietro per la vasca, se 200 metri sono 200 vasche, se 6 allenamenti sono tanti, se vinco ad ogni gara che partecipo; ma i non nuotatori non capiranno mai che il vero obbiettivo di un nuotatore non è vincere la gara ma è migliorare il proprio personale.

Le persone ti fanno queste domande perché non sanno veramente cosa voglia dire nuotare.

Il nuoto è un’arte, un modo di esprimersi.

La sensazione che provi quando entri in acqua, inizi l’allenamento e senti l’acqua che ti scorre sulla pelle è qualcosa di indescrivibile.

Quante volte ti è capitato di avere una brutta giornata, arrivi in piscina, per sfogarti, e trovi la tua seconda famiglia, i tuoi compagni di squadra e il tuo allenatore che ti sostengono e senti che tra di voi c’è un legame fortissimo.

Quindi che cos’è il nuoto? Non lo so neanche io, ma è qualcosa di straordinario.

 

Che cosa rappresenta il nuoto per noi.

Adrenalina. Emozioni. Passione. Agonismo. Sorprese. Gioia. Esultanza. Gloria. Leggende.

E non solo. Il nuoto non è un semplice sport. È uno stile di vita.

Aumenta la fiducia in se stessi, allena la pazienza e il coraggio, insegna a gestire la frustrazione e incrementa la determinazione.

Il nuotatore è colui che passa le ore ascoltando il rumore delle proprie bracciate, seguendo una linea nera sul fondo.

Colui che considera il cronometro come specchio del proprio lavoro.

Colui che deve avere una testa grande così per contenere passioni, tensioni, emozioni e paure.

Colui che si trova da solo contro tutti, quando tutti gli chiedono sempre e solo il massimo.

 

Cecilia Viezzoli 4’LL

40 giorni nel Pacifico

Oggi vi racconterò la storia di una velista americana, Tami Oldham Ashcraft.

Nel 1983 Tami, velista professionista, all’età di 23 anni, ricevette l’incarico di portare una barca a vela da Tahiti a San Diego; accettò e partì insieme al suo fidanzato, Richard Sharp, esperto velista.

Dopo un mese di navigazione, i due ragazzi si ritrovarono nella rotta dell’uragano Raymod, di categoria 4. Essendo la situazione molto pericolosa, Richard decise di mandare sottocoperta Tami e di continuare a timonare lui. Ma, dopo pochi minuti, la barca si ribaltò e Tami perse i sensi.

Riprese conoscenza solo il giorno dopo, con la certezza che la barca era stata danneggiata e che il suo fidanzato non era più con lei ma disperso nelle acque del Pacifico.

Dopo un primo momento di smarrimento, si rimboccò le maniche e con le poche forze che le rimanevano creò una vela improvvisata e una pompa per drenare l’acqua dalla cabina.

Consapevole che con i pochi mezzi a disposizione, una mappa, un orologio ed un sestante, non poteva arrivare a San Diego, si avvicinò alla rotta per le Hawaii.

Riuscì a sopravvivere per 41 giorni, quando si fece notare da una nave di passaggio e venne tratta in salvo, raggiungendo così l’isola di Hilo nelle Hawaii.

Dopo essere tornata sulla terra ferma, Tami cercò di recuperare il suo stato di salute: un trauma cranico, molte ferite che non la faranno leggere per sei anni.

Oltre alle ferite fisiche, deve guarire anche dallo stress post traumatico dovuto anche alla perdita di Richard.

Deciderà di tornare in mare subito, perché lo considera parte del suo processo di guarigione oltre che la sua più grande passione.

Infatti prenderà parte ad un viaggio di sei mesi alle Fiji, come membro dell’equipaggio.

Nel 1998, dopo 15 anni, ha trovato la forza di scrivere e raccontare la sua storia in un libro autobiografico “Red sky in the morning” in italiano “Resta con me”. Nel 2018, dopo il grande successo del libro, è stato girato anche un film, “Alla deriva”.

Dopo aver superato il trauma della perdita di Richard, si è sposata e vive sull’isola di San Juan, nello stato di  Washington.

Al collo porterà sempre la collana che le regalò Richard prima di partire, con un ciondolo a forma di sestante, che le ricorda come ha fatto a tornare a casa. Dice che le ha salvato la vita.

VERGNAGHI MARTINA 4’LL

 

Diversità, imperfezione e auto-accettazione

Mi piacerebbe condividere con voi qualcosa che mi ha aiutato molto a maturare. Durante la mia vita ho sempre viaggiato molto e ho avuto l’opportunità di vivere in diverse parti del mondo; questo mi ha portato a capire che le persone vanno accettate per quello che sono interiormente, non per il colore della pelle o per l’acconciatura di capelli o nemmeno per il modo in cui si vestono perché non è da questo che si capisce chi si ha veramente davanti.

Pensate che i miei migliori amici sono le persone più strane che io conosca ma non giudico mai il loro modo di vestirsi o acconciarsi perchè so che alla fine della giornata sono loro che mi rendono felici, che mi trasmettono belle emozioni e che mi fanno sentire accettata. Vi garantisco che la sensazione di essere accettati in un qualsiasi contesto per ciò che si è, senza la paura di

essere giudicati, è una cosa bellissima e porta anche ad essere più felici nella vita. L’essere umano sente spesso il bisogno di comportarsi in un modo specifico per essere accettato da chi lo circonda ma ciò porta all’infelicità secondo me perchè finiamo per ritrovarci in ambienti chenon corrispondono molto al nostro modo naturale di essere.

Viaggiando si ha la possibilità di ampliare le nostre conoscenze sulle diverse culture e di scoprire quanti modi differenti ci sono di pensare nel mondo.

Oggigiorno, soprattutto tra le nuove generazioni, tutti giudicano tutti ed è presente questa continua ricerca della perfezione che infine non esiste. Nel mondo in cui viviamo ormai, si è costruita una percezione del perfetto attraverso ciò che ci viene mostrato sui social media, sulle pubblicità o su tutto ciò che è materiale e che non c’entra con l’interiorità di tutti noi, con quello che ci potrebbe far sentire meglio e più accettati in questo mondo già impostato.

Ogni essere umano può insegnare qualcosa e noi dobbiamo cercare di imparare e mettere assieme tutti questi insegnamenti e smettere di giudicare le diverse culture perché ognuna ha una propria storia e sono tutte molto affascinanti. La perfezione non esiste quindi non cercatela, ci sarà sempre qualcuno nel mondo che vi vedrà come una figura perfetta ma ci saranno anche quelli che vi guarderanno come se foste la cosa più strana che abbiano mai visto.

Infine l’importante è sapere che è meglio preoccuparsi più per cosa trasmettiamo alle persone che ci circondano e non a come ci presentiamo esteticamente, l’altra cosa importante è il non giudicare una persona solo dall’estetica ma di interagire prima con le persone che abbiamo davanti, imparare da dove vengono e la loro coltura. Non serve essere perfetti per essere accettati, troverete sempre qualcuno che vi accetterà per quello che siete veramente e che sosterrà tutte le vostre decisioni, anche quelle più strane.

Theodora Birt Massignan 4’LL

Make-up: un mondo fatto a colori

Negli ultimi anni una grande tendenza si sta diffondendo sempre di più creando possibilità di lavoro per gli appassionati a questo tipo di arte: il make-up. E come molte persone condivido anche io questo sogno, ovvero diventare una make-up artist e viaggiare il mondo facendo ciò che amo. Truccare le donne significa di riuscire a valorizzare qualsiasi tratto, renderlo armonioso e fare sentire a suo agio e apprezzata una donna  in qualsiasi situazione. Sembra facile riuscire a mettere dei colori e a uniformare un viso, ma non è così semplice.

Innanzitutto la storia del trucco ha radici veramente antiche, poiché già gli Egizi usavano il make up, non fine a se stesso, ma per motivi religiosi: credevano infatti che la bellezza fosse gradita agli dei e che il trucco potesse proteggere dal male.

Ora sicuramente lo scopo è ben diverso, ma ciò dimostra che questa tecnica ha una lunga storia ed è da sempre apprezzata.

 

Il lavoro del make up artist consta di diversi passaggi: prima di tutto bisogna studiare il volto della persona che si ha davanti, ciò comprende simmetria e proporzione, colore degli occhi e della pelle, e tipo di pelle, poiché tutti i prodotti si devono adattare sul viso e tutto deve essere reso uniforme, in modo tale che sembri il più naturale possibile, quasi una seconda pelle. Dopodiché si procede usando determinati prodotti che aiuteranno a “fissare” nel miglior modo possibile il trucco alla pelle dell’interessata o interessato.

Per avere una pelle più sana e senza imperfezioni uno dei consigli migliori è quello di avere un’alimentazione sana ed equilibrata e di prendersi cura della pelle al meglio facendo uso di prodotti specifici. Tutto ciò aiuta aiuta e facilita il lavoro della make up artist.

Il culto del cinema, della moda, dello spettacolo ci influenza ormai da diversi decenni e ciò che c’è dietro ancora di più, è quindi normale che molte persone si interessino sempre di più agli impieghi “secondari” di questa grande scena e personalmente la trovo una cosa fantastica, perché permette a tutti di poter vivere grandi emozioni senza essere al centro dell’attenzione.

In conclusione ciò che vorrei fare dopo il liceo sarebbe quella di andare in un’accademia e imparare tutto ciò che riguarda questo meraviglioso mondo fatto a “colori”.

Sarah Steenstrup 4LL

LO SPORT -scuola e agonismo-

Lo sport ha origini antichissime, fin dall’antica Grecia e Roma dove basta ricordare ai famosi gladiatori romani, come il coraggioso Spartacus, che combatteva contro bestie feroci all’interno dell’arena, infatti a quell’epoca era uno sport seguitissimo.

Praticare sport, secondo me, è una cosa importantissima, non solo per questioni salutari e per superare la prova costume, ma è un forte antidoto contro lo stress, l’ansia, la solitudine è l’autostima. Durante l’attività fisica è infatti possibile scaricarsi dalle preoccupazioni quotidiane: magari dopo un brutto voto a scuola scarichi tutta la tua rabbia su un pallone, ma allo stesso tempo, durante l’allenamento ci si può caricare di energie positive, infatti secondo me una cosa che rende felice un atleta è quello di uscire dall’allenamento o da una gara soddisfatto del percorso che sta facendo.

Sono quindi tanti i motivi per cui lo sport è importantissimo, perché fa bene alla salute, al fisico, all’estetica e soprattutto alla mente. Alla mente in particolare perché lo sport non richiede uno sforzo solamente fisico, ma anche mentale da parte di chi lo svolge. Basta pensare a un nuotatore che, come nel mio caso, si allena tutti i giorni 2 ore facendo un totale di 7 km quotidianamente aggiungendo 1 ora di palestra 3 volte a settimana faticando ogni giorno fisicamente ma soprattutto mentalmente perché per affrontare tutto ciò devi sicuramente essere mentalmente preparato e forte perché altrimenti non ce la fai e molli al primo ostacolo.

Lo sport, inoltre, insegna che per la vittoria non basta solo il talento, ma anche tanto lavoro e tanto sacrificio quotidiano. Nello sport così come nella vita. Lavoro e sacrificio, concetti che spaventano molte persone, perché è vero: lo sport a livello agonistico richiede molto tempo, tempo nel quale vedrai molto poco i tuoi amici, nel quale il sabato sera non potrai andare alle feste perché di domenica hai le gare, nel quale durante la settimana sei a pezzi perché devi allenarti e studiare per la scuola facendo le notti a studiare sui libri, ecco questa è solo una piccola parte di sacrificio che ogni atleta di qualsiasi sport fa. Sotto questo aspetto secondo me lo sport aiuta molto chi lo pratica perché essendoci poco tempo si cerca di gestire al meglio la preparazione per la scuola, infatti, per mia esperienza personale, mi reputo molto organizzata perché so gestirmi sia con la scuola che con lo sport.

Lo sport quindi ci educa ad avere cura del corpo, al rapporto con i compagni di squadra, a migliorare in vista di un obiettivo, a spendere il nostro tempo in modo diverso. È quindi una parte essenziale della nostra vita. Inoltre lo sport è bellezza. C’è una grazia nel giocare secondo delle regole, nel costringere il proprio corpo a compiere gesti sempre più raffinati.

Purtroppo in molte scuole gli alunni che praticano sport ad alto livello non sono aiutati, anzi vengono messi in difficoltà dai loro professori e questo credo che non sia assolutamente giusto perché se una persona che non svolge nessuna attività fa già fatica a studiare diverse pagine di ciascuna materia per il giorno dopo, figuriamoci una persona che rientra a casa alle 20 di sera dopo essersi svegliato alle 6 del mattino ed essere stato fuori casa per tutto il giorno. Dietro ogni atleta c’è tanto duro lavoro e si sa quanto tempo porti via tutto il loro percorso. Questi alunni vanno ammirati e incoraggiati, perché si sa che non è facile.

Tutti gli sport sono molto importanti per i ragazzi: vivere lo spogliatoio è una delle esperienze sociali più divertenti e formative che si possano avere in giovane età, perché si condivide insieme il gioco e l’ansia della gara, si assiste ai miglioramenti dei compagni di squadra, si hanno gli stessi obiettivi da perseguire insieme, ci si vede di più tra compagni che a casa con i propri genitori e quindi la tua squadra diventa la tua seconda famiglia.

Nello sport è molto importante anche il tifo reciproco e il rispetto dell’avversario e dei propri compagni di squadra.

Un altro aspetto fondamentale per qualsiasi atleta è una corretta alimentazione, infatti una buona alimentazione rappresenta la base di un corretto stile di vita e consente al nostro organismo di funzionare al meglio. In ambito sportivo, dove la richiesta energetica è finalizzata al miglioramento della performance, un’alimentazione corretta è di grande aiuto e diventa in molti casi parte integrante della preparazione atletica. La base di una dieta efficace è rappresentata in sostanza da una grande varietà di cibi tra cui carboidrati e proteine, correttamente bilanciati e adeguati per l’apporto calorico consumato dal singolo atleta.

 

Possiamo concludere dicendo che lo sport in qualunque forma esso si pratichi, non può che essere un esercizio fondamentale per l’uomo, di tutte le età, dai più piccoli ai più anziani.

Gaia Segagni 4 LL

 

 

 

 

Prodotti biologici vs non biologici

Un numero sempre crescente di consumatori sta facendo una scelta: per la loro spesa preferiscono acquistare prodotti biologici, vale a dire frutta, verdura, carne, uova, formaggi che hanno un marchio  che attesta che la loro produzione sia stata ottenuta secondo alcune regole, vale a dire in base a un tipo di agricoltura che sfrutta la naturale fertilità del suolo, promuove la biodiversità, e soprattutto esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati.

In numerosi articoli è  emerso come i campi coltivati possono avere un terreno inquinato da un metallo pesante, il rame, persino più tossico del glifosato.

Quest’ultimo non solo è  l’erbicida più usato in tutto il mondo, ma è noto alle cronache per numerosi articoli e istituzioni scientifiche, per esempio lo Iarc, (l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) che lo hanno accusato di essere cancerogeno, di interferire a livello ormonale, di creare problemi ai reni, di abbassare il testosterone nell’uomo, di danneggiare le informazioni genetiche a livello cellulare e anche di provocare la moria delle api.

La frutta biologica, secondo diversi studi, contiene più nutrienti e soprattutto maggiori benefici diretti e indiretti per il nostro organismo rispetto a quella “normale”.

La frutta biologica contiene una maggior quantità di composti antiossidanti, utili per migliorare la nostra salute e garantisce una minore esposizione a metalli tossici e pesticidi.

Ma i benefici della frutta biologica non finiscono qui, perché un frutto, o meglio la sua pianta, è un organismo vivente, non un computer che è un oggetto inerme: è vivo e reagisce agli stimoli esterni. Reagisce per necessità, e lo fa producendo sostanze che sono utili alla nostra salute.

E il gusto?

La frutta biologica risulterebbe anche più buona al gusto: avendo più difficoltà a crescere, i frutti sono solitamente più piccoli e le sostanze che conferiscono il classico “sapore” più concentrate.

Sulla nostra lingua sentiremo maggiormente il sapore di mela, o di pera, o di pesca, a causa della concentrazione maggiore.

Consumando frutta biologica dunque, oltre ad aver dato una mano all’ambiente, faremo del bene al nostro organismo e mangeremo anche qualcosa di più gustoso e naturale.

Rumignani Alexandra 4’LL

 

 

 

 

Chiusura del bio-parco di Roma

 

Il bio-parco di Roma nacque  nel 1908. La sua inaugurazione fu però nel 1911 con il Sindaco Nathan.  Al tempo il suo nome era “zoo” o anche “giardino zoologico” e venne pensato e realizzato con lo scopo di  divertire e intrattenere il  pubblico. La sua caratteristica principale è che si trova nel centro della città e precisamente a Villa Borghese e ricopre una superficie di 12 ettari di terra.

Lo Zoo venne poi finito di costruire e ampliato da un appassionato di animali, Carl Hagenbeck, che utilizzò gabbie grandi senza sbarre dove gli animali non erano costretti in spazi piccoli. Divenne per questo motivo uno dei parchi più belli,  superando anche quello della Francia. Col passare degli anni cominciò ad avere dei problemi dal punto di vista architettonico e di affluenza. Vennero così introdotte specie sempre più rare per attirare nuovi visitatori e venne allargato di altri 5 ettari. Raffaele di Vico, un architetto, nel 1933 e nel 1935 costruì ed inaugurò una nuova area con una grande voliera e  una  zona per i rettili. Ma anche dopo questi interventi, in conseguenza della guerra,  il parco continuava ad presentare problemi. Furono quindi ristrutturate alcune zone e costruite di nuove; il Rettilario venne chiuso  nel 1970 per essere poi  ristrutturato  nel 1983.

Arriviamo ad oggi: sono anni che il bio-parco versa in un degrado totale dovuto alla mancanza di fondi. Anni fa, rappresentava un posto dove passare un bellissimo pomeriggio. Io ho dei ricordi molto belli di quando ero piccolo e i miei genitori mi portavano a vedere gli animali dal vivo e mi compravano le noccioline da tirare alle scimmie. Ora il  momento è ancora più difficile  a causa del virus Covid-19 che ha peggiorato molto questa  situazione mettendo in crisi tutta l’economia mondiale. Il bio-parco è a rischio di chiusura, proprio perché c’è stato il 60% in meno di visitatori. Ormai solo gli abitanti della regione rappresentano un esiguo numero di visitatori, mentre stranieri o altri viaggiatori da altre regioni italiane non si vedono più. Questo è problema molto importante, perché avendo il 60% meno di incassi è anche più difficile da mantenere. Per  questo il direttore Francesco Petretti ha pregato la Sindaca di non chiuderlo e di cercare nuovi soci. Gli animali sono in pericolo, in quanto senza denaro a sufficienza è complicato mantenere i vari habitat. È fondamentale per questo cercare di rispettare tutte le regole che sono state date, così che questo momento finisca il prima possibile e tutto possa tornare come prima, ma questo non sarà possibile se ognuno di noi non farà la propria parte.

Leonardo Rossi 4’LL

La Moda

Tutto cominciò quel pomeriggio di primavera quando vidi per la mia prima volta mia nonna Carla cucire l’abito delle nozze di mia zia Simona. Avevo solamente tre anni ma il ricordo di quanto amore e dedizione metteva la mia cara nonna su quell’abito è rimasto vivo dentro di me fino ad oggi. Era un abito di seta bianca come decorato sul décolleté e sulla gonna di un pizzo prestigioso, il pizzo macramè. Fu proprio mia nonna Carla, sarta di Chanel e per le Sorelle Fontana, che mi insegnò come riconoscere i tessuti di qualità, come deve fluire l’abito per valorizzare la camminata della donna ed infine qual era il giusto taglio dell’abito a seconda delle differenti taglie e misure. Mi crebbe nel mondo della moda e delle grandi imprese di moda e sin da subito mi coinvolse nella sua professione come piccola aiutante. Fu da lì che mi innamorai per davvero della moda scegliendo le tonalità, i motivi, gli accessori da abbinare accanto ad ogni suo capolavoro. Dopo la sua morte non continuai a lavorare gli abiti nella stessa maniera in cui li lavoravo prima e persi il ritmo ma non la passione. È da quest’anno che ho riacquistato la mia passione grazie alla voce del mio angelo-custode (alias nonna Carla) che ha risuonato nel mio cuore dicendomi che la moda sarà il mio futuro. Mi sono resa conto che, attraverso il gran lavoro interiore che ho fatto durante la quarantena, la moda è il mio scopo nella vita, perché è la mia motivazione quotidiana. La moda, secondo la mia opinione, è dare vita alle personalità e alle anime delle persone attraverso i colori, i materiali e i differenti stili. Inoltre fornisce l’opportunità di esibirsi liberamente al pubblico, cioè al mondo, per ciò che si è. Vestirsi bene significa amare il nostro corpo e la nostra anima, perciò nonostante le circostanze in cui la vita ci può catapultare è importante avere cura di noi stessi e non privarci mai di nobili e gradevoli abiti. Sono felice di aver scelto, grazie all’appoggio della mia famiglia, la direzione giusta e spero, grazie alla mia caparbietà e alla mia creatività, di coronare il sogno di studiare a Madrid business e relazioni internazionali della moda.

Ludovica Paparella 4’LL